Trek_5 - Alpbike - Alpi Apuane e dintorni

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Itinerari_Trek
 

DAGLI SCAVI ARCHEOLOGICI DI LUNI ALL’ARCHEOLOGIA DEGLI SCAVI MARMIFERI APUANI.
LUNI - COLLI DI LUNI - ALPI APUANE
ITINERARIO IN MOUNTAIN BIKE  e/o TREKKING DAL MARE ALLE ALPI APUANE SULLE TRACCE
DI ANTICHI SENTIERI DEI MARMI

L’itinerario prende avvio dal sito archeologico di Luni ,che fu colonia romana fondata nel 177 a.C.,posta sulla riva sinistra del fiume Magra. Essa rivestiva notevole importanza strategica sia geograficamente che dal punto di vista climatico, con la sua posizione nella insenatura a forma di luna ,da cui il nome "Portus Lunae" .La fama di cui godeva Luna la si può ben comprendere leggendo tra le righe scritte dal famoso poeta Ennio che celebrò il porto nei famosi suoi Annali...
L’itinerario e’ legato alle Alpi Apuane proprio perché ad esse ed allosfruttamento dei suoi bacini marmiferi é legato il periodo di maggior splendore della colonia da cui salpavano le navi che distribuivano i bianchi marmi in ogni porto di ogni colonia romana nel Mediterraneo.
Da queste brevi ma debite premesse prende avvio la descrizione dell’itinerario che abbiamo diviso in due momenti diversi e completamente separati per motivi logistici, e per affrontarlo nel giusto modo: godere dei luoghi e dei particolari ad essi legati, ricevere una visione più completa degli aspetti che caratterizzano l’ambiente collinare nel primo e alpino nel secondo. Avremo quindi modo di vedere cambiare, tratto dopo tratto la flora che caratterizza il territorio, passando da una vegetazione prettamente mediterranea ad una flora alpina  con alcune particolarita' endemiche apuane.
In pratica la prima giornata e’ quella prettamente turistica e affrontabile in diversi modi e comunque con tempi molto dilatati. La seconda giornata e’ quella che definiremmo tecnica e comunque molto impegnativa anche se la fatica verrà ampiamente ripagata …

I

Dagli scavi , che meritano di essere visitati con la dovuta attenzione come ovviamente il Museo attiguo, ci dirigiamo senza problemi di orientamento verso la zona collinare che abbiamo di fronte e nella quale già possiamo osservare i borghi di Nicola e, più in alto,di Ortonovo , cui fa spicco il bianco (di marmo)Santuario.
Dando lo sguardo piu' a destra , in alto ,possiamo anche vedere la mole del monte Sagro ,la cui base sara' luogo di transito della seconda giornata . Il trasferimento da Luni ai borghi collinari  avviene su asfalto e ,attraversata la Ss Aurelia basta seguire le classiche segnalazioni stradali per Ortonovo percorrendo Via Larga o la Strada Provinciale che corre lungo il torrente Parmignola. Superata Serravalle,55mslm,4km da Luni, ignorando la deviazione sulla destra che ci condurrebbe a Nicola, raggiungiamo Casano località Municipio da dove saliamo verso Ortonovo Paese continuando la strada principale o ,meglio, proseguendo dritto lasciandoci la caserma dei Carabinieri sulla sinistra per risalire la mulattiera, l’antica "Via di sotto",  che collega il borgo alto con la piana e che ancor oggi in occasione della festa della Madonna ,la sera del 7 Settembre e la mattina dell’8,viene percorsa dai pellegrini che si recano al Santuario. La salita e' lunga meno di 2  km ma ci porta dai 100mslm ai 300mslm della piazza dove possiamo osservare e visitare  la
Chiesa di San Lorenzo con la sua torre  e ,appunto ,il Santuario del Mirteto .Da questo punto particolarmente panoramico possiamo spaziare con lo sguardo verso la marina e le colline sottostanti dove tra l’altro si produce l’ottimo e rinomato vino Doc Vermentino dei Colli di Luni e osservare Nicola  che
raggiungiamo scendendo uno  dei  numerosi sentieri  che attraversano gli uliveti o  la stessa mulattiera  percorsa in precedenza .Ritornati a Serravalle risaliamo seguendo appunto  le indicazioni per Nicola che possiamo gia' vedere alzando la testa  ma senza poterne apprezzare le caratteristiche.Il suo  nucleo ,a pianta ellittica, e’ di particolare bellezza e merita senza dubbio di essere percorso nella sua interezza per apprezzarne gli scorci caratteristici. Degne di nota sono la Chiesa di SS Filippo e Giacomo e la piazzetta che la ospita. Proprio nel borgo e’ consigliabile fare punto di sosta enogastronomica in uno dei due locali che offrono specialità autoctone. Terminata la sosta si ridiscende verso Casano dove dietro preventiva
prenotazione possiamo essere guidati nella visita del Museo Etnografico di Ortonovo sito nel borgo antico di Casano Basso  dove possiamo ricevere una visione della vita passata in questi luoghi…

II

Ed eccoci alla più impegnativa e tecnica giornata (quella che preferiamo!) che ci farà attraversare e conoscere i diversi ambienti che dividono le colline a ridosso del mare dalle aspre e selvagge Alpi Apuane che in questa occasione ci mostreranno non solo l’aspetto alpino ma ancor  più quello conflittuale tra il
materiale che hanno insito ,il marmo, e l’uomo ,e lo sforzo apparentemente impari che questi ha fatto nel passato per adeguare la sua vita, ma anche ,e più incisivamente, la montagna stessa alla logica dell’esistenza in quei luoghi...
Cosi’ passeremo a lato della cresta ovest del Monte Sagro che ci domina dai suoi 1749 m e , attraversando cave attive (attenzione ai mezzi pesanti!!) , ci immergeremo in un’aria di immagini antiche: poco sotto di noi i resti della teleferica del Balzone e della omonima via di lizza entrambe strumenti di trasporto dei blocchi di marmo verso la valle di Vinca,600 m più in basso. Venivano utilizzate per far scendere i blocchi estratti nel bacino marmifero del Sagro nella valle di Vinca  dato che prima della costruzione della carrozzabile che collega Campocecina a Carrara, avvenuta nei primi anni 60,tutta l'attivita' di estrazione, movimentazione e trasformazione veniva svolta in questo versante. Lungo la via di lizza possiamo notare in piena parete e
sull'orlo della via stessa i fori scolpiti a mano dove venivano collocati i "piri" di legno che servivano ad avvolgere le corde di canapa (i  "Canapi") che trattenevano i blocchi di marmo.   Sono anche chiaramente impressi nella pietra le scanalature che le corde stesse hanno prodotto con il loro sfregamento...La
pendenza della lizza e' in alcuni tratti veramente impressionante  e si stenta a credere che l'uomo abbia potuto operare in simili  circostanze con enormi cubi di marmo...  La lizza  scende in un vallone chiamato Canalonga  con un aereo percorso scolpito nella parete  del Balzone da cui deriva il nome. Nel 1907
sull'orlo della parete fu costruita una gigantesca e ardita teleferica che trasportava i blocchi 600 metri più in basso. La teleferica nel 1930 fu addirittura aggiornata e in grado di far scendere a valle oltre che i marmi
anche i camion su cui venivano trasportati!. La lizza con le sue pendenze in alcuni tratti anche del 100% continuava ad essere utilizzata per i blocchi di maggiori dimensioni. Un paio di decenni fa questa monumentale struttura metallica e' stata smantellata per ricavarne pochi spiccioli di metallo cosi
oggi a testimonianza non rimangono che il pozzo per i contrappesi di trazione e la base di cemento. Al contrario di altri inutili  scempi che permangono senza senso nelle Apuane... La lizza del Balzone rimane sostanzialmente fuori dal nostro itinerario e ne meriterebbe senza dubbio uno autonomo, cosi' noi in questo caso continuiamo la strada   tra le cave fino a lambire la cresta ovest del Sagro, cercando i segni bianco rossi che in questo ambiente in continuo sconvolgimento non sempre e’ facile ritrovare se ritrovare si possono…Questa 'specie' di strada si vede comunque chiaramente e la si puo' trovare anche 'a senso'... Si aggira la parete ovest del Sagro ,poche decine di metri in leggera salita non piu' pedalabili e  di fronte a noi inizia il sentiero percorso nei tempi passati  dai cavatori di Vinca per recarsi al lavoro di cava, dapprima attraverso un bosco e poi a strapiombo sulla valle con sentiero scolpito letteralmente nella viva
roccia dai cavatori stessi...; impagabili le  visioni sulla valle di Vinca e sul Pizzo d'Uccello ...

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Ma andiamo per ordine ed entriamo nel dettaglio: partiamo da Ortonovo paese 290 mslm in leggera salita per 1 km verso la localita’ Termo 330 mslm dove ,in prossimità dell’indicazione di una pizzeria su un grosso cippo di marmo imbocchiamo una strada forestale sulla sinistra. che percorriamo nella sua interezza per 5 km verso Castelpoggio  540 mslm. Attraversato il paese proseguiamo sulla strada asfaltata  in salita per circa 3 km fino ad un bivio, imbocchiamo sulla destra per Campocecina per circa 1 km e poco dopo il primo tornante sulla destra iniziamo a sinistra un bellissimo sentiero segnato (indicazione per 'La Maesta') che percorriamo per circa 3 km. Credetemi e' meglio di un Red Bull: ritempra il fisico e  lo spirito tanto e'
bucolico! Lo si percorre con la giusta calma , sino a quando incrocia una strada forestale che percorriamo in salita sino alla località La Maestà. Qui svoltiamo decisamente a sinistra continuando la strada sterrata  (sentiero 47) per circa 3 km sino a risbucare sulla strada asfaltata che percorriamo in salita per 2 km
circa fino alla ‘Gabellaccia’ detta anche Dogana della Tecchia.(...o il contrario...!?)

Arrivati in questa localita’,895 mslm, che potrebbe essere punto di partenza per un eventuale itinerario abbreviato essendo anche punto di ritorno, abbiamo percorso circa 17 km e 900 m di dislivello in salita.

Continuiamo a risalire la strada asfaltata per circa 4 km sino al Piazzale dell’Uccelliera 1230 mslm, poco
sotto Campocecina, da dove si gode di un immenso e dantesco panorama verso il bacino marmifero probabilmente più grande del mondo. Si prosegue in leggeri saliscendi fino alla Foce di Pianza 1280 mslm ,dove ci troviamo di fronte tutta la magnificenza del Monte Sagro sconvolto alla sua base dalle omonime cave.

Queste le attraversiamo in discesa facendo attenzione sia ai camion che ad altri mezzi che possiamo incrociare ,sia a trovare i segni bianco rossi del sentiero 39 seguendo i quali percorriamo quella che avrebbe dovuto essere in un progetto degli anni 70 la strada di ‘granturismo’ di collegamento con la valle di Vinca e forse anche ,nell’idea dei progettisti, con la Garfagnana e che invece si e’ spento poche centinaia di metri piu’ avanti, appena aggirata la parete del Sagro , dove ha inizio il sentiero che ci condurrà a Vinca.

Malgrado sia oramai escluso dagli attuali circuiti di trekking l’intero sentiero e’ tutto sommato in più che buono stato ed e’ sufficiente adottare la giusta prudenza e attenzione nei tratti più esposti per raggiungere il paese di Vinca, chiuso tra le moli del M.Sagro, del M.Grondilice e del Pizzo d’Uccello. Il tratto piu' scosceso e' quello iniziale ma non si deve essere messi in soggezione... Il sentiero numerato 39 scende a tratti nel bosco a tratti nella roccia sino ad arrivare nel fondovalle dove si attraversa il  torrente Lucido su un ponticello di cemento .Ancora poco e saremo a Vinca  780 mslm dove potremo voltarci un po' indietro e vedere da dove siamo scesi...!!!.

Da qui scendendo ancora un poco sulla carrozzabile  raggiungiamo in prossimità di un tornante una piccola chiesetta. Qui inizia il sentiero  che rappresentava l’unica via di collegamento prima della costruzione della strada di fondovalle ,avvenuta nei primi anni 60,con Aiola, Monzone ed Equi Terme.

Il sentiero corre sempre alto sulla valle  (e' il 'taglio' che si nota dall'alto) ed e’disseminato di edicole devozionali  soprattutto nel primo tratto  sino alla "Maesta’ di Vinca", dove troviamo tracce di un antico eremo  e di una piccola sorgente all’interno di una grotta . Il sentiero prosegue lungo un ponte ad arco
tra innumerevoli  resti di lavorazioni marmifere.Proseguendo lungo il nostro tragitto raggiungiamo i resti della Casa San Giorgio 573 mslm.Più avanti incontriamo un’altra piccola sorgente e dei giganteschi blocchi di pietra squadrati, dopodichè  scendendo  una mulattiera  immersa in un bosco raggiungiamo il borgo di Aiola 340 m .

Svoltiamo a sinistra, scendiamo il sentiero  che scende a Monzone (proseguendo a destra si raggiungerebbe Equi Terme) e raggiunta la carrozzabile attraversando un ponte a schiena d’asino svoltiamo a sinistra in direzione Vinca, passiamo davanti ad un allevamento di galline e dopo un centinaio di metri svoltiamo a destra su una ripida rampa asfaltata che conduce al borgo di Monzone Alto (277 mslm), al cui culmine deviamo pero' decisamente a sinistra su una carrareccia sterrata anch’essa decisamente ripida .A questo punto abbiamo percorso circa  40 km ,23 dalla Gabellacia. Percorriamo la sterrata per 5 interminabili km in costante notevole ascesa ma interamente pedalabili , se uno ce la fa...!!! Raggiungiamo una piccola fontana sulla sinistra  in prossimita di alcune casupole un tempo ricovero di pastori e una piccola maesta' con un piccolo altare  .Poco oltre, sulla destra per rilassarsi un po' c'e' una stupenda altalena(!!!!) 'assemblata' su un albero...   Dopo poche  centinaia di metri ,fatta una curva a sinistra poniamo attenzione alle indicazioni Cai che fanno svoltare decisamente a destra nel bosco(qui le indicazioni sono un po' nascoste).Risaliamo con lunghi tratti a piedi  sino a Casa Cardeto 1100 mslm ,si continua a salire tenendosi a destra e percorso un ulteriore tratto, poco dopo svoltiamo a destra continuando a seguendo il sentiero n. 40   lungo il quale in leggeri saliscendi , incontriamo ruderi di quelle che in passato erano ricoveri di pastori.Ancora poco e il nostro itinerario, che dalle cave del Sagro in poi ci ha guidato in ambiente interno senza spazi verso il mare...all'improvviso ce lo fa (finalmente!) riapparire ,laggiu', in lontananza ,e ci soffia addosso un'aria  rassicurante...Il sentiero si ricongiunge a quello che scende da Campocecina e  ci riporterà in breve tempo alla Gabellaccia …A questo punto, incrociata la strada asfaltata, continuiamo il sentiero che scende proprio sotto il cartello indicatore della località  e lo percorriamo con attenzione perche' molto tecnico soprattutto nella prima parte, sino a Castelpoggio. Le alternative sono due: o scendere e fare tratti a piedi o rientrare dalla strada asfaltata (...mai!!!...). Per chi invece lo puo' scendere in bici...e' una vera libidine!!! Garantito... Lungo il sentiero passiamo poco sotto la Grotta della Tecchia e una parete usata come palestra di roccia. Tra l'altro tutto il sentiero e' interessato da una splendida opera di recupero e valorizzazione e speriamo che a fruirne non siano sempre i soliti quattro gatti...... Arrivati ad una edicola devozionale dopo aver costeggiato un muro di pietre a secco siamo oramai nei pressi di Castelpoggio che raggiungiamo con uno stradello forestale. Dal paese seguiamo a ritroso la via dell’andata sino ad Ortonovo.

Complessivamente rientriamo con nelle gambe una settantina di km con circa 2800 m di dislivello in salita.
L’itinerario descritto può leggermente essere variato per essere percorso a piedi: dalla località Gabellaccia che prendiamo punto di inizio saliamo lungo il sentiero 40 sino a Campocecina dove tra l’altro esistono due rifugi punto di ristoro uno a gestione privata uno un po’ più alto di proprietà Cai. Proprio da questo si continua il sentiero che ci condurrà sopra le cave del Sagro da dove possiamo seguire il bike-itinerario oppure ancora variare scendendo a Vinca non per il 39 ma scendendo lungo la via di lizza del Balzone facendo un po’ di attenzione soprattutto perché i sassi sono sempre bagnati e tenendo presente che circa a meta’ la lizza e’ praticamente scomparsa per frana ma non vi sono difficoltà di rilievo. Arrivati alla strada asfaltata non rimane che risalire per un paio di km verso Vinca sino alla chiesetta e quindi all’inizio del
sentiero già descritto.Una ulteriore variante e' questa: una volta giunti alla Gabellaccia si puo'rientrare 'subito' scendendo il sentiero per Castelpoggio .

In questo caso si fa un itinerario di circa 30 km ma gia' molto appaganti. E' decisamente gia ' un itinerario completo... Quando farlo: per quanto riguarda la prima giornata uno qualsiasi dei 365 giorni, per la seconda direi che e' meglio fattibile da Maggio a Settembre .Ci sono splendide giornate per effettuarlo anche ad Ottobre  ed oltre ma bisogna tenere presente che le giornate sono corte, il giro e' lungo e richiede 7 / 8 ore per effettuarlo con la dovuta calma e sicurezza , percio' a meno di non conoscere perfettamente i luoghi , di avere dimestichezza nel night riding (leggasi guida notturna , nel bosco e' buio praticamente un paio d'ore prima...) e di avere anche una certa velocita'...direi che e' vivamente sconsigliato, anzi diciamo pure che lo e' assolutamente.Il giro completo e' nel complesso assai impegnativo sia per la lunghezza che per la varieta' di tipologia di fondo. Doveroso ricordare anche che vi sono tratti da percorrere a piedi e che pertanto bisogna essere (pre)disposti a doppia fatica . Per chi ha dimestichezza con la montagna ed il  Mountain Biking pero' l'itinerario e' fattibilissimo e regala sensazioni ed emozioni difficilmente trasferibili  a parole o con le foto...

 
 
 
 
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