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granpatour

I 7 partecipanti :
Alpiko,Anatas,AvoFabio,Balvenie,Ruttok,Lancillotto,Salukkio

BALVENIE , uno dei sette forumendoli partecipanti al tour di tre giorni nel Parco Nazionale del Gran Paradiso , scrive:



 

DAY 1

Era da qualche tempo che mi ero prefissato di fare il giro del Gran Paradiso, precisamente poco dopo aver acquistato la mia mountain bike nell'Agosto 2009.
Frequentando mtb-forum su internet mi imbattei in un gruppo di ragazzi con la mia medesima intenzione; pensai che sarebbe stato molto meglio unirsi a loro piuttosto che cercar di convincere i soliti amici musoni.
Sono dunque qui a scrivere di un viaggio epico tra vette e ghiacciai, tra la flora e la fauna alpina
che mi ha permesso di conoscere dei ragazzi tosti in un'ambiente selvaggio ricco di storia.
Dopo svariati mesi a scriverne di fronte al pc, siamo ora tutti riuniti per la partenza alla frazione Chiapili di Sopra di Ceresole Reale.
In comune accordo decidiamo di percorrere la mulattiera reale, chiamata cosi per essere stata costruita dai valligiani in funzione del re Vittorio Emanuele; Proprio il re all'inizio del '900 decise di istituire i suoi terreni di caccia prediletti a parco nazionale, donando l'intero territorio alla regione Piemonte.
Il sentiero è veramente un'opera d'arte di costruzione a secco, migliaia di pietre una sopra l'altra per rendere la strada percorribile e costruire cosi dei tornanti atti a rendere la salita meno ostica.
Ci sono riusciti in pieno e noi con i nostri cavalli in alluminio iniziamo a sentirci un po dei Savoia dei nostri tempi.
Dopo alcuni tratti di mulattiera danneggiata, il sentiero sale che è un piacere; il fondo erboso lascia ora spazio ad un fondo piu' detritico ed il panorama inizia a farsi apprezzare con le dighe Serru' e Agnel in bella vista. Si sale fino alla congiunzione della mulattiera con l'asfalto. Purtroppo con la realizzazione della strada asfaltata, l'ultima parte della mulattiera è andata perduta, obbligandoci cosi' alla percorrenza dell'odiato bitume.
In poco piu' di mezz'ora siamo di fronte al rifugio Savoia al pianoro del Nivolet, gia' territorio Valdostano.
"mangiamo come se non ci fosse un domani" è stata l'esclamazione del simpatico Anatas.
Seduti cosi su una sedia piuttosto che su un sellino, ci ritroviamo davanti a dei vassoi ricolmi di polenta, salciccia, Cervo e spezzatino, il tutto innaffiato con del rustico vino rosso.
Pronti via, con il portafoglio piu' leggero siamo nuovamente in sella e in un'attimo siamo al bivio per il sentiero n°9 che consentendoci di salire un po, ci riporta in quota al cospetto della montagna che denomina tutto il territorio, il Gran Paradiso.
Svariati saliscendi ci permettono di rimanere in balconata, tutta splendidamente pedalabile con un panorama veramente unico; alcune soste per fotografare ci consentono di ammirare il territorio selvaggio.
Sfociamo cosi nel vallone Meyes dove una prima foratura ci costringe ad uno stop forzato.
Alcuni tornanti ci sovrastano fino a quota 2800 slm, si tratta del colle della Mento', punto piu' alto da raggiungere per il primo giorno.
Arrendendoci al portage, raggiungiamo la sommita' del colle che ci regala una vista spettacolare sulla Valsavaranche e sul lago Djouan.
Indossate le protezioni, si inizia a scendere con dei tornanti molto stretti e pietrosi che costringono ad una guida attenta e precisa; nostro malgrado alcuni tornanti troppo stretti non ci esulano dallo scendere dalle bici.
Incrociamo una coppia di bikers spagnoli intenti a salire in direzione opposta alla nostra e poco dopo una pizzicatura da parte del cestista Salukkio obbliga il gruppo ad una sosta sulla pietraia, poco prima di raggiungere il lago Djouan. Ancora un paio di tornanti e siamo sul bordo del lago, insieme alle placide vacche da pascolo, con il Gran Nomenon come sfondo. Ora ci attende una discesa "a tuono" tutta pedalabile ed il morale del gruppo è alle stelle. Prima di raggiungere il casotto di Orvielle il sentiero risulta essere abbastanza pietroso con pietre fisse nel terreno, dove talvolta obbliga ad una guida con l'intento di evitare le pietre piu grosse.
Bisogna prestare attenzione alle lose taglia acqua; sono delle pietre piatte messe in verticale nel terreno e servono appunto per evitare che l'acqua con il tempo scavi nel sentiero, rendendolo inagibile.
A volte in velocita' si riesce a saltarle, ma bisogna in ogni caso prestare attenzione perchè alcune di esse sono molto alte.
Il sentiero sconnesso ha lasciato posto ora ad un sentiero super battutto e molto divertente, poco prima di raggiungere una malga, dove si sosta in attesa di ricompattare il gruppo.
Superato il casotto di Orvielle di comune accordo, prendiamo una variante che ci condurra' a Eau Rousse, che, a detta di Salukkio, sara' molto divertente.
Deviato a destra, le aspettativa del nostro amico non verranno smentite ed incomincia un sentiero che definire divertente è abbastanza riduttivo; si tratta di una traccia molto scorrevole nel sottobosco con tornanti, radici e cambi di pendenza favolosi. L'eccitazione è ai massimi livelli, urla e grida di appagamento fanno da contorno. Mi faccio prendere dall'euforia ed in un tornante sbaglio l'ingresso e mi trovo per terra.
Si continua sempre "a tutta" con il "flow" del sentiero che ci accompagna fino alla frazione Eau Rousse, dove nostro malgrado constatiamo che il divertimento per oggi finisce qui.
Due pedalate e in un'attimo siamo a Bien dove una cena ed un sonno riparatore dovrebbero metterci in sesto per la super salita di domani. Il tempo fino ad ora è stato fantastico e vedremo cosa ci riservera nei giorni a seguire.

 
 
 
 
 

DAY2

Sveglia e colazione con un sole fantastico in cielo, iniziamo a pedalare i tornanti del sentiero che ci condurra' al col Lauson 3300slm. Ci attendono quindi 1700 metri di dislivello e tutti sappiamo che sara' dura.
Usciti dal bosco raggiungiamo il casotto di Levionaz inferiore, sostiamo ed una simpatica Volpe decide di farci compagnia. Il posto è fantastico, una fontana di acqua fresca, erba che sembra di un prato inglese, il tutto condito con un tempo a dir poco fantastico. A malincuore lasciamo la frazione e continuiamo per la nostra strada. Il sentiero sale per continui tornanti che solo un paio di noi fanno pedalando. La stanchezza si fa sentire e decidiamo per un'altra sosta ricostituente.
Si continua e sembra non arrivare piu' la meta; raggiungiamo un fondo detritico dove procedere con le bici a spinta risulta molto difficile. Da qui al colle si procede con le bici in spalla ed una lenta ma inesorabile progressione ci conduce uno ad uno alla nostra meta piu alta di tutto il giro, il colle Lauson 3300slm.
Finalmente possiamo godere di una sosta, sapendo che per oggi le fatiche sono finite.
Una lunga discesa ci attende prima di raggiungere il rifugio Vittorio Sella che vediamo direttamente dal colle.
I primi metri di discesa sono molto ostici e ci obbligano a muovere i piedi con prudenza; si passa poi a fianco a delle corde fisse che lasciano intendere dei passaggi molto esposti.
Raggiunto il pulpito, sotto di noi vediamo una serie di tornanti molto battuti che farebbero rabbrividire i meno avvezzi all'equilibrio con la mountain bike.
L'adrenalina incomincia a salire ed iniziamo ad inforcare i tornanti con una bella andatura, non si potrebbe chiedere di meglio!
Il terreno friabile a volte ci costringe a poggiare qualche piede a terra, ma il divertimento è veramente tanto, come direbbe qualcuno:" quella è veramente tanta roba".
Raggiungiamo uno slargo quasi pianeggiante e ne approfittiamo per ricompattare il gruppo. Si continua a scendere su un fondo pietroso ma comunque buono anche per la mia bike con soli 100 mm di escursione. Si fa tutto ad una buona velocita, dai taglia acqua alle pietre piu grosse fino a raggiungere un fondo erboso che purtroppo ci deposita sull'affollato piano del rifugio Vittorio Sella, a giochi ormai ultimati.
Anche per oggi il divertimento è finito e ci attende una buona cena.
Interpellandoci a vicenda, decidiamo di partire di buon'ora per l'ultimo giorno, che sara' quello con la maggior parte di km da percorrere (60km circa).

 
 
 
 

DAY3

Partiamo cosi' alle 7 del mattino per l'epilogo del nostro fantastico viaggio; iniziamo a scendere sulla trialistica mulattiera che ci rende le cose non proprio agevoli, visti i gradini e i pietroni che troviamo. Raggiungiamo il tratto nel bosco che personalmente preferisco fare a piedi, mentre alcuni di noi si divertono come matti giu' dai tronchi.......prendiamo infine una scorciatoia su prato e siamo in centro a Cogne.
Si tratta di un paese veramente attivo e troviamo molta gente per le strade, cosi' come nei bar; dopo una seconda colazione ci dirigiamo in direzione Valleile dove una ripida strada asfaltata ci attende.
Percorriamo numerosi tornanti,anche a pendenze sostenute, per poi iniziare il tratto sterrato che infine ci conduce al rifugio sogno di Bertzè.
Pranziamo per rifocillarci un po; seguira' una mulattiera di 300 metri di dislivello, la cui sommita sara' la finestra di Champorcher.
Dopo averla percorsa quasi tutta a piedi, iniziamo la discesa molto instabile su pietroni che ci permettere di raggiungere la sterrata per il rifugio Dondena.
Sosta per riempire le sacche idriche, birra veloce e iniziamo ad ammirare quella che tutti noi pensiamo sara' l'ultima salita del giro..... non sara' cosi, ma in quel momento non lo sappiamo.
Iniziamo cosi' la salita in direzione del fantomatico colle Larissa dove troveremo una delle discese piu' bastarde mai percorse nel giro, e forse non solo del giro.
Salendo si inizia a patire la stanchezza dove tratti percorribili in bicicletta, vengono invece percorsi a piedi, non da tutti ma dalla maggior parte del team.
Troviamo in cima un'impianto di risalita per la stagione invernale, perdiamo quota ed iniziamo finalmente quella che sara' l'ultima salita ben tenuta nonostante l'assenza totale di escursionisti su questa mulattiera.
Raggiungiamo cosi il colle Larissa e una fitta nebbia ci da il benvenuto.
Il tempo di vestirci a dovere e cavalchiamo quella che sara' veramente l'ultima discesa sterrata del giro.
Una traccia di sentiero molto pietrosa si fa domare abbastanza bene, qua e la troviamo tracce di vernice atte ad indicare il sentiero da seguire; il vallone è abbastanza complicato e bisogna fare attenzione a dove passare.
Raggiungiamo cosi' un'alpeggio con bovini al pascolo, guadiamo il torrente e quello che prima era un sentiero mediamente percorribile, diventa ora un sentiero assolutamente inciclabile con pietroni e passaggi stretti, dove persino a piedi non rende agevole il passaggio.
Un capottamento da parte del sottoscritto,condiscono il tutto e poco dopo raggiungiamo un secondo alpeggio.
Dopo un'ultimo tratto poco percorribile raggiungiamo infine la strada sterrate che ci consentira' di reperire l'abitato di Pianprato.
Una ventina di km su asfalto sara' l'ultima impresa che dovremo affrontare prima di raggiungere le auto.
Preceduto da mesi di allenamento è stato un giro veramente avventuroso dove il fattore meteo puo essere veramente determinante a certe quote.
Una compagnia di ragazzi e tanto coraggio han fatto si' che il sogno si avverasse nella speranza di ripetere l'avventura su altri territori.

 
 
 
 

Foto di :
Alpiko,Anatas,AvoFabio,Balvenie,Ruttok,Lancillotto,Salukkio
Testo di :
Balvenie

 
 
 
 
 
 
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